Affresco di Matilde Izzia nel Romito

La più bella casa del Monferrato

La splendida dimora di Matilde Izzia e Aldo di Ricaldone

Sono moltissimi i monferrini e i turisti che, durante un ozioso trekking dalla strada che unisce la frazione Prera di Ottiglio con Olivola, a due passi da Moleto, si fermano nella proprietà intorno alla casa di tufo appartenuta alla splendida coppia monferrina, Aldo di Ricaldone (1935-2002) e Matilde Izzia (1931-2005), per vagheggiare e rimirare il panorama meraviglioso sulle colline e sulle Alpi.

Vista unica, che si gode nella pace di un luogo senza tempo: “Il Romito”, edificio eclettico tra stile Tudor, floreale e gotico estremo fin de siècle, originalissimo, che appare come una piccola chiesa. Fatto costruire nel 1966 dagli sposi (come recita romanticamente una targa di marmo sulla parete occidentale dell’edificio), “Il Romito” è uno dei luoghi più affascinanti delle colline e il sottoscritto da anni si batte per la sua valorizzazione, dopo la scomparsa dei proprietari. La dimora dei conti di Ricaldone è in vendita da una decina d’anni, ma non trova, fatalmente, il giusto acquirente.

Avevamo già accennato a “Il Romito” in uno dei primi interventi di Destinazione Monferrato, proponendolo come tappa dell’Itinerario dantesco in Monferrato: una specie di flânerie letteraria, una passeggiata nella storia, tra Olivola e il borgo di Moleto.

Un dovuto omaggio alla coppia! Il conte Aldo, difatti, è stato lo storico che più ha indagato sul medioevo piemontese e non solo. La storia dei saraceni in Monferrato e il mistero del tesoro nascosto nelle grotte di Moleto sono stati da lui affrontati con la passione e la forza di un uomo d’altri tempi, indagando per una vita quei lontani enigmi che appassionano ancora gli studiosi. Matilde, indimenticabile, è stata una grande artista e scrittrice, dagli interessi molteplici. A Torino ebbe come maestri Francesco Menzio e Ubaldo Tosco. Delicatezza e chiarificazione cromatica sono le caratteristiche dei quadri di Matilde (oggi dispersi in varie collezioni), che ha esposto per il pubblico un’ultima volta a Venezia negli anni Ottanta, per poi sparire nel suo buen retiro monferrino. Lì, oltre a dipingere, scrisse tre libri: La casa di tufo, singolare spaccato di vita del Sessantotto torinese, L’ostacolo, raccolta di novelle di fantascienza, e Tutto può essere, il volume dedicato alla vita nel Monferrato, a Moleto in particolare, dove compaiono esperienze di vita paranormale.

“Il Romito” è una dimora di 300 metri quadrati, circondata da terreni di proprietà. All’interno, nel salone d’onore, accanto a un grande camino, c’è l’affresco di Matilde su un’intera parete: il primo incontro, sulla costa ligure, che precede lo sposalizio fra Argentina Spinola e Teodoro I Paleologo. Teodoro nacque a Costantinopoli nel 1290. Divenne marchese di Monferrato alla morte senza eredi del marchese Giovanni, ultimo degli Aleramici, unico figlio maschio del nostro «buono Marchese di Monferrato». Privo di eredi legittimi, Giovanni I degli Aleramici, detto il Giusto, fu marchese del Monferrato dal 1292 alla morte. Designò come suo unico erede il nipote Teodoro, figlio della sorella Violante, aprendo così le porte alla nuova dinastia dei Paleologi di Monferrato.

Teodoro, morto a Trino il 21 aprile 1338, e la sua sposa Argentina Spinola, figlia del Signore di Genova, Opicino Spinola, sono oggi le sole figure rimaste a occupare “Il Romito”.

Il tempo passa inesorabilmente sulle mura di tufo della casa. Oggi (ho fatto un’ultima visita alla dimora il 19 gennaio 2022) anche l’affresco di Matilde avverte i segni del tempo, con la comparsa di crepe che rendono quasi illeggibile la scritta in alto, quasi accanto al soffitto: «Teodoro Paleologo incontra a Genova Argentina Spinola sua promessa sposa. 1306».

Matilde aveva lavorato intensamente all’opera tra il 14 e il 17 aprile 1968, e aveva firmato la sorprendente pittura come «Matilde di Ricaldone», in basso sulla destra.

Aldo di Ricaldone e Matilde Izzia posano all'ingresso di casa, dalla parte della cantina, lo studio della pittrice
Aldo di Ricaldone e Matilde Izzia posano all’ingresso di casa, dalla parte della cantina, lo studio della pittrice

Nel frattempo sta scomparendo l’affresco sul camino, che oltre a portare lo stemma della famiglia «di Ricaldone» ricorda il bellissimo motto «Signur vardemi da la losna du tron e da cui d’la raça di Ricaldon», tra i pochissimi vernacolari presenti nell’araldica italiana.

Qualcuno ha incendiato i portoni di legno dell’ingresso a oriente della casa; ora, da quel versante, i muri sono completamente anneriti.

Accompagnano questo breve ricordo del “Romito” e dei suoi proprietari, delle foto scattate in diversi periodi, il 6 aprile 2013, il 9 agosto 2021 e il 19 gennaio 2022. Come si può osservare la casa sta subendo i banali danni dovuti al tempo e quelli purtroppo più irrecuperabili della brutalità di violenti buzzurri. È un peccato perché la casa è nata dall’Amore.

Dopo un periodo lavorativo a Torino, con il marito, la pittrice si era ritirata tra le colline del Monferrato, al riparo dall’esponenziale proliferazione della bêtise, di cui Matilde e Aldo avevano orrore.

Probabilmente Matilde era la sibilla di una nuova era. Nel 1993 terminava il suo volume Tutto può essere con queste parole:

«Se i fenomeni paranormali possono rafforzare la Fede in una coscienza già devota, possono indurre, cosa senz’altro molto più importante, chi vive alla superficie della vita, a una meditazione profonda e costruttiva per una realtà di domani, sorprendentemente molto, ma molto più valida. Che ci rimane allora da fare? Renderci migliori! Sveltire e non bloccare, per quanto ci è possibile, questo processo di conquista cui tende fin dall’inizio la Creazione».

Un viaggio tutto da vivere con i consigli e le dritte dei “locals” che vivono in questo magnifico territorio.

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