Annibale in Italia, affresco di Jacopo Ripanda, Palazzo dei Conservatori, Roma.

Itinerario in Monferrato sulle orme di Annibale

Suggerisco un itinerario per il Monferrato, assai eccentrico, poco conosciuto, ma ricco di memorie antiche, a Mirabello Monferrato, paese dalle molte attrattive culturali, come il castello Baldesco.

La leggenda del passaggio di Annibale a Mirabello, da cui il nome di Annibalini ad un cascinale dei dintorni, e le voci sull’uccello di Mirabello (in dialetto mirabellese «Uslon d’ Mirabè»), sarebbero confortate dal fatto che il cartaginese, durante la Seconda guerra punica, scese la valle del Po, guadò il fiume vicino a Casale e poi diresse la sua marcia sulle vicine colline (Castellaro). L’itinerario è comprovato dal ritrovamento di monete da parte del grande erudito locale Luigi Gabotto (1880-1973).

Il paese attuale sorge su un’area che in età romana era inclusa nel pago di Mediliano, la cui zona archeologica, densa di continui ritrovamenti, fa capo alla chiesa di San Giovanni di Mediliano, che si raggiunge una volta superata la frazione Annibalini.

Pieve di San Giovanni di Mediano
Pieve di San Giovanni di Mediano

Per arrivare alla frazione Annibalini, dal centro di Mirabello, si entra in Via Vincenzo Rogna. Si esce dal paese; sulla sinistra si trovano gli impianti sportivi e troviamo l’indicazione stradale per proseguire alla frazione. Si entra così in questa zona misteriosa, con luci superbe al tramonto.

Qui, durante la Seconda guerra punica, Annibale sostò nel novembre 218 a.C.; fra la battaglia del Ticino e quella della Trebbia.

Cascina Annibalini
Cascina Annibalini

Giovanni Brizzi, grande storico specialista di Annibale, ha ipotizzato il passaggio delle Alpi di Annibale con l’esercito e gli elefanti, attraverso il Colle delle Traversette, verso la fine di settembre del 218 a.C., dove il freddo e la fatica si fecero certo sentire, per uomini e animali acclimatati al sole. In Gallia Cisalpina Annibale dovette passare, prima di raggiungere le tribù alleate degli Insubri e dei Boi, attraverso il territorio dei Taurini.

L’improvvisa apparizione di Annibale nella Gallia cisalpina fece ribellare molte tribù galliche che da poco avevano stipulato un’alleanza con Roma. Dopo una breve sosta per lasciare riposare i soldati, Annibale mosse lungo la valle del Po, sconfiggendo i Romani, guidati dal console Publio Cornelio Scipione, in un combattimento lungo il Ticino; il console rischiò di essere ucciso (fu fortunosamente salvato, a quanto riportano gli storici antichi, dal figlio diciassettenne, futuro Scipione l’Africano) e la cavalleria numidica si dimostrò molto pericolosa; le legioni si ritirarono e furono costrette a evacuare buona parte dell’attuale Lombardia.

Nel dicembre 218 a.C., Annibale ebbe l’opportunità di mostrare la sua capacità strategica quando attaccò al fiume Trebbia, vicino a Piacenza, le forze di Publio Cornelio Scipione, cui si erano aggiunte le legioni di Tiberio Sempronio Longo. Da notare: il corso antico del fiume Trebbia, come si può capire dalle traduzioni dei testi di Tito Livio e Polibio, sfociava nel Po a est rispetto a Piacenza e non a ovest come è adesso. Tatticamente la battaglia anticipò quella di Canne. L’eccellente fanteria pesante romana si incuneò nel fronte dell’esercito cartaginese, ma i Romani furono accerchiati ai fianchi dalle ali della cavalleria numidica e respinti verso il fiume, dove furono sorpresi da un contingente di truppe opportunamente nascosto da Annibale lungo la riva.

Nella primavera del 217 a.C., Annibale stabilì a sud una base di operazioni più sicura. Con le sue truppe e l’unico elefante sopravvissuto all’inverno, Surus, attraversò quindi l’Appennino senza incontrare opposizione. Lo attendevano grosse difficoltà nelle paludi dell’Arno, dove lasciò molte delle sue truppe per i disagi e le malattie e dove egli stesso perse un occhio (come si nota, ad esempio, nell’affresco di Jacopo Ripanda).

Un amico americano, Charles Balfour, era sicuro che la leggenda del passaggio di Annibale a Mirabello fosse in realtà una verità storica, da verificare. Di formazione storica, Balfour lasciò Milano intorno al 2000 e visse per una quindicina d’anni nel Monferrato, alla frazione Annibalini. Oggi, con l’ausilio di Balfour (scomparso nel 2017), proviamo, intanto, a suggerire un itinerario e passeggiata sulle tracce di Annibale. Punto di partenza per far nascere un centro di studio a Mirabello sulla storia antica (Chi scrive è convinto che si potrebbero ritrovare nel «Cammino di Annibale», nei campi di Mirabello, oltre alle monete, anche resti di animali: come è accaduto a Casteggio, dove la leggenda vuole che a una fontana, tutt’ora esistente, si saziarono i famosi elefanti).

Accettata, anche per merito di Balfour, la tradizione che il cascinale Annibalini testimoni veramente il transito di Annibale in Italia nella Seconda guerra punica, tale passaggio troverebbe un’altra conferma nell’uso a Mirabello della Numida meleagris, ovvero della faraona mitrata. Ai mirabellesi si attribuisce, infatti, l’uso di mangiare il «dindo» (o gallina faraona), uccello prelibato, prediletto da Annibale e da lui importato in Italia.

L’uso se ne diffuse rapidamente, dagli Annibalini all’intero territorio, tanto che più non si imbandì mensa festosa, o nei giorni solenni, senza che il prelibato uccello figurasse come piatto principale.

Così nacque l’abitudine, tra i cittadini, di fraseggiare per antonomasia, nelle loro solennità: “Oggi a tavola c’è l’uccello?”. Alcuni poi stendevano gli inviti a pranzo soggiungendo: vi sarà anche il rispettivo uccello, o «dindo». Ne nacque la bizzarra usanza che, presso gli abitanti dei luoghi vicini, i Mirabellesi furono considerati come mangiatori d’uccello, e chiamati, con innocente metonimia, «uccelloni»! Ed ecco perché, tutt’oggi, vige la frase, in gergo mirabellese «Uslon d’ Mirabé» (uccellone di Mirabello)!

Distanze:

da San Salvatore Monferrato 6,5 km, da Conzano 9 km, da Cuccaro 10 km, da Camagna 11 km, da Casale Monferrato 13 km, da Rosignano Monferrato 17 km, da Cella Monte 18 km, da Treville 20 km, da Viarigi 23 km, da Montemagno 25 km, da Moncalvo 30 km.

Un viaggio tutto da vivere con i consigli e le dritte dei “locals” che vivono in questo magnifico territorio.

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