Il Monferrato è un territorio in gran parte collinare e dall’ambientazione poetica: paesaggi di grande bellezza in quel costante su e giù di colline, corsi d’acqua, vigneti, tra infinite sfumature di colori. Bello, ma anche buono…
Questo territorio è infatti ricchissimo di sapori e rinomata meta di enoturismo in Italia. Sagre, fiere e vari eventi enogastronomici, animano tutto l’anno le città e i piccoli borghi.
Il Monferrato è senza dubbio patria del tartufo. Nero e bianco, questo prezioso “tuber” ipogeo, vive in simbiosi con determinate piante arboree, di cui il Monferrato è ricco. Attorno a questa delizia si organizzano eventi che vanno dalla “cerca” insieme ad un esperto trifolau, che si avvale della collaborazione di un cane dal fiuto finissimo; alle analisi e degustazioni condotte da esperti, fino alle numerose fiere specifiche, dove acquistare il proprio tartufo o provarlo nei piatti delle pro loco. In Monferrato c’è una fiera internazionale del Tartufo a Murisengo e tante altre più piccole, ma altrettanto pregevoli come quella di Moncalvo, della Valle Ghenza, di Ovada ecc.
E se il tartufo è tra i più pregiati prodotti agricoli monferrini, non è certo il solo.


Il topinambur certificato PAT (prodotto agroalimentare tradizionale) è un ortaggio indispensabile per la preparazione nostra della bagna cauda.
Così come il cardo gobbo di Nizza Monferrato, la cui forma è dovuta ad una tecnica particolare di coltivazione.
Parente del cardo, il carciofo potrebbe essere stato introdotto in Monferrato dai Romani e per tutti i monferrini il paese dei carciofi è Treville; qui gli è stata intitolata persino una canzone!
Poi abbiamo l’asparago saraceno di Vinchio che iniziò a essere coltivato nel dopoguerra tra i filari, negli anni in cui il vino non trovava sbocco sul mercato. La terra di origine marina e ricca di fossili del Monferrato permette la nascita di un prodotto particolarmente gustoso. Un po’ macabra invece l’origine del soprannome “saraceno”: sembra infatti che durante gli scavi per far posto all’impianto di nuove colture sulla collina di Vinchio, sia stato ritrovato uno scheletro con tanto di spade, per cui gli abitanti dell’epoca hanno immaginato che potesse trattarsi di un guerriero saraceno.
Ricordiamo poi la zucca e la bietola rossa tipiche di Castellazzo Bormida.
E ovviamente il pisello di Casalborgone.
Infine, tra gli ortaggi, Ia melanzana violetta di Frassineto Po e Villanova Monferrato.
Passando alla frutta, gli ordini monastici si dedicarono per primi alla coltivazione dei meli e ancora oggi in Monferrato rimangono tracce di antichissime varietà come la mela canditina e la ruscaio di Odalengo Piccolo e la ciucarina e il pom marcoun nel Monferrato casalese.
Poi abbiamo la nocciola tonda gentile trilobata, a detti di molti, la migliore al mondo, che, in particolare nell’area di Lu Monferrato, vanta una produzione presente dal 1594. Per continuare la tradizione e promuovere la corilicoltura esistono cooperative come CORILU che riunisce gran parte dei produttori del Monferrato.
Forse non tutti sanno che il Monferrato è terra di produzione olearia fin dall’antichità! Probabilmente furono gli antichi liguri, attraverso le vie del sale, a introdurre da noi questa coltura e nel XIII le foreste cedevano pian piano il posto a coltivazione proprio di olivi e ovviamente viti. Dal XIV secolo in tutta Europa iniziò uno straordinario abbassamento termico che culminò tra il 1700 e il 1800 per cui in inverno gelava persino il vino nelle botti. Ovviamente il patrimonio olivicolo fu ben ridimensionato. Oggi alcune aziende hanno ripreso l’antica tradizione e vi consigliamo gli ottimi olii del Castello di Razzano e di Gioacchino Maggiore.
Passando a sapori più elaborati non possiamo non nominare la Muletta, un salame crudo pregiato dalla forma tozza e irregolare che vi consigliamo di assaggiare come facevano i nostri nonni: con un ricciolo di burro sopra e un pezzo di grissia, tipico pane a pasta dura del Monferrato.
E poi il salame cotto del Monferrato per cui è nata anche un’associazione che mira ad ottenere la dop. In generale le carni monferrine sono ottime e celebrate a tavola e nelle fiere, come quella del Bue Grasso di Moncalvo dedicata alla razza bovina Fassona.
Tra i formaggi invece citiamo la deliziosa robiola di Roccaverano dop prodotto con latte crudo intero di capra in purezza, ottimo per accompagnare una degustazione di vini tipici del Monferrato. La robiola di Cocconato invece è di latte vaccino, si apprezza al meglio da sola al naturale o con un pezzo di pane, La Mollana della val Borbera, subisce le vicine influenze liguri ed è ottima per condire gli gnocchi.
Gli agnolotti sono la pasta ripiena per eccellenza e insieme ai tajarin all’uovo sono i primi piatti perfetti.
Passiamo in rassegna alcuni dei piatti e ricette più caratteristici, di cui potete scoprire storia e ricetta cliccandoci sopra: i friciulin o subric, il tonno di coniglio, la torta verde, la zuppa di ceci, la tartrà, il carpione, il fritto misto, il bollito, il bönet, la torta nera, la bagna cauda, le persi pien, la torta di nocciole, la pavrunà, i capunet, la giardiniera, il castagnaccio, gli amaretti di Mombaruzzo…
E se non vi abbiamo ancora fatto venire l’acquolina in bocca, terminiamo ricordandovi i biscotti più buoni del mondo: I krumiri!









