Ca’ Ordano: una scelta di vita dove il vino diventa poesia

Nel cuore delle colline del Monferrato casalese, tra i borghi antichi di Camino e Castel San Pietro, sorge un luogo che più che una cantina sembra un capitolo di romanzo: Ca’ Ordano.

Qui, tra i filari affacciati sui paesaggi che si perdono fino al Po, Maria Luisa Boffo — per tutti semplicemente “Lulù” — ha scritto la sua rinascita, riscoprendo non solo la casa di famiglia ma una vocazione profonda e autentica.

Una tradizione risvegliata: la storia della casa ottocentesca

La storia di Ca’ Ordano non nasce da tradizioni vinicole tramandate da generazioni, bensì da un incontro, quasi casuale, con un’eredità che chiedeva di essere risvegliata dal silenzio. L’antica casa ottocentesca dei nonni, posta su una collina soleggiata, era stata per anni dimenticata, con il vigneto accanto in stato di abbandono. Luigi Montagnini, medico pneumologo a Biella e nonno di Lulù, ne aveva custodito il riposo e la quiete; ma è stata proprio questa sintonia con il territorio a trasformarsi, anni dopo, in un progetto di vita.

La svolta di Lulù e il recupero della vigna

Quando nel 2013 Lulù decise di mettere in vendita l’asilo nido che aveva aperto a Biella per tornare qui, in Monferrato, non era soltanto un cambiamento geografico: era una rivoluzione personale. Accantonate le sue certezze, investì nell’acquisto della proprietà e nel restauro completo della casa e della vigna, insieme alla cantina, ridando ossigeno a un terreno vitato di circa due ettari.

Genius loci: un legame spirituale con il territorio

Tornare a Ca’ Ordano non è stato solo un atto razionale. Nei primi tempi, Lulù racconta di aver percepito una presenza sottile, un’energia silenziosa che abitava ancora la casa e i suoi spazi: forse la presenza silenziosa del nonno Luigi Montagnini, forse qualcosa di più indefinibile, ma reale. Una sensazione costante, mai inquietante, piuttosto una forma di protezione, come se quel luogo la stesse aspettando. È stato anche grazie a questo legame invisibile che il ritorno è diventato inevitabile, trasformandosi in ascolto e poi in scelta.

Con l’aiuto dell’enologo biellese Cristiano Garella, riconosciuto per la sua esperienza, il vecchio vigneto fu ripiantato e disciplinato con varietà autoctone come barbera, nebbiolo, freisa e grignolino, che ancora oggi costituiscono l’anima dei vini di Ca’ Ordano.

Il lavoro in vigna e in cantina non fu semplice: Lulù non racconta solo fatica, ma una gioia profonda, quella di un quotidiano scandito dal ritmo delle stagioni, dei rumori del vento tra i filari e delle fermentazioni. “È stato difficile — racconta — ma molto gratificante”, confida con un sorriso che sa di tenacia e gratitudine. L’attitudine alla pazienza e alla precisione l’ha imparata da quella natura generosa che offre l’uva preziosa, da restituire trasformata in vino con rispetto e cura.

Accanto a lei, nel lavoro di ogni giorno, c’è Luciano Clerico, compagno di vita e di passioni, che ha fatto della viticoltura una nuova forma di espressione. Insieme hanno creato un microcosmo vitivinicolo dove la qualità nasce prima di tutto in vigna, per poi prendere forma nella cantina restaurata, dotata di vasche in acciaio e una piccola barricaia per gli affinamenti in rovere francese.

Da questa dedizione nascono bottiglie che, pur nella loro modestia produttiva — circa 2 ettari di vigne per 7500 bottiglie all’anno — raccontano l’essenza del territorio e l’anima di chi le produce: vini sinceri, espressione di un’identità forte e di un legame indissolubile tra uomo e natura.

«C’è bisogno di un ritorno alla natura», mi ha detto Lulù durante il nostro incontro. Una frase semplice, ma capace di racchiudere l’intero senso di Ca’ Ordano: il desiderio di rallentare, di ristabilire un equilibrio profondo tra l’uomo e la terra, di tornare a gesti autentici e necessari.

I nomi delle etichette, teneri e familiari, custodiscono storie di casa e di affetto: “Tatù”, “Uanta”, che derivano dai nomi dei figli Francesco e Ortensia che da piccoli non riuscivano a pronunciare bene i loro nomi.

Negli ultimi anni, Ca’ Ordano ha iniziato ad aprirsi anche ad altre forme di racconto. Nel 2025, grazie alla collaborazione tra Lulù e Luciano, la cantina ha ospitato un Festival di letteratura, articolato in più appuntamenti pensati per intrecciare parola scritta, paesaggio e memoria. Ho avuto l’onore di essere presente a uno dei momenti più intensi, il 31 maggio, quando la cantina si è trasformata in un palcoscenico naturale per una suggestiva lettura di Giovanni Pascoli, affidata alla voce dell’attore Giulio Scarpati.

Un’esperienza capace di dimostrare come Ca’ Ordano sia non solo luogo di produzione, ma anche spazio di incontro, cultura e condivisione.

NOTE DI DEGUSTAZIONE

Uanta 2017– Rubino di Cantavenna DOC

Trasparente nel colore, brillante e vivace, Uanta racconta una delle denominazioni più rare del Piemonte. A base di barbera al 75%, con apporti di15% di freisa e 10% di grignolino, si esprime su profumi di ciliegia, lampone, delicate sfumature floreali e un tocco pepato. In bocca è agile, con una freschezza che invita al secondo sorso. Ideale con primi piatti della tradizione, salumi e formaggi di media stagionatura.

Tatù 2017 – Monferrato Rosso DOC

Nel calice si presenta con un rosso rubino luminoso. Nato dall’incontro tra barbera al 60 % e 40% nebbiolo, Tatù unisce energia e struttura. Al naso emergono frutti rossi maturi, leggere note speziate e richiami di sottobosco. Il sorso è equilibrato, fresco, con tannini levigati che accompagnano una beva armoniosa. Un vino che dialoga bene con carni arrosto, piatti strutturati e cucine dal carattere deciso.

Tatù 2019 – Monferrato Nebbiolo DOC

Qui il nebbiolo si esprime quasi in purezza (95% nebbiolo e 5% freisa), con un carattere più profondo e meditativo. Il colore vira verso il granato, mentre al naso compaiono note di rosa e viola appassita, frutti che evocano la prugna, spezie dolci. Al palato si percepiscono tannini fini e ben integrati. Un vino da accompagnare a brasati, stufati e piatti che richiedono tempo e attenzione.

Tra vigne che raccontano il tempo e parole che sanno volare dialogando tra i filari, Ca’ Ordano si conferma una piccola grande realtà capace di andare oltre il vino. Qui ogni bottiglia è un gesto di cura, ogni evento un atto di ascolto.

Stay tuned sui loro prossimi appuntamenti!! Tra i filari del Monferrato, questa storia ha ancora molto da offrire…

Un viaggio tutto da vivere con i consigli e le dritte dei “locals” che vivono in questo magnifico territorio.

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