È ora di ufficializzare il “Metodo Martinotti – Il Metodo Italiano”

Lo propone il Comitato Casale Monferrato Capitale della DOC

Quando a Vignale Monferrato, nelle magnifiche sale dell’Enoteca Regionale, nel 1985 si celebrò, a cura del Circolo Colturale Ottavi presieduto da Paolo Desana, che l’aveva fondato nel 1982, il sessantesimo anniversario dalla morte del grande villanovese Federico Martinotti, enologo e ricercatore famoso (ma non abbastanza) per aver inventato il metodo di spumantizzazione in grandi contenitori o autoclavi, si tentò l’operazione opportunamente sciovinista di consigliare con notevole forza tutti i produttori di spumanti italiani di indicare almeno nella controetichetta che questo sistema era e dovrà essere tutto nostro, senza tema di smentita storica. Il tema ritornò poi di grande attualità quando, a Villanova Monferrato, la scuola secondaria fu giustamente intitolata a lui e al fratello Giovanni, illustrissimo medico e sperimentatore.

Ora il Comitato Casale Monferrato Capitale della DOC intende riproporre, a tutto vantaggio dei prodotti italiani e in particolare piemontesi, di utilizzare la dizione “Metodo Martinotti, il Metodo Italiano” sulle controetichette di tutti gli spumanti con metodo Champenoise. Nel citato convegno di Vignale del 26 aprile del 1985 avevano ricordato e commentato questa indiscutibile verità storica, ma anche opportunità promozionale, personaggi famosi della vitienologia nazionale, quali Luciano Usseglio-Tomasset, Italo Eynard, Mario Fregoni, Renato Ratti e Vittorio Vallarino Gancia che, nell’occasione, aveva testualmente affermato che: “Come è noto da parecchi anni, opera in Italia l’Istituto dello Spumante Classico metodo Champenoise, che ha certamente ben lavorato. Credo che sarebbe utilissimo creare un altro organo o aumentare i compiti di quello attuale al fine di promuovere in Italia e all’estero anche gli altri spumanti, quelli, per capirci, prodotti in recipienti più grandi. Desidero ricordare – aveva poi tenuto a sottolineare Gancia – che questi spumanti rappresentano la grande maggioranza della produzione italiana e sono a un ottimo livello qualitativo; anche il metodo di produzione, inventato da un italiano, il Martinotti alla fine del secolo scorso, si è dimostrato ottimo sotto tutti i punti di vista. Credo – concludeva a Vignale Vallarino Gancia – che si sia parlato troppo poco di questo metodo di produzione e vi invito a scrivere e a divulgare questa scoperta, che è tutta italiana, malgrado sia invalso l’uso di riferirsi agli spumanti in grandi recipienti chiamandoli spumanti metodo Charmat, dal nome del tecnico francese che ha contribuito allo sviluppo dell’idea originaria dell’italiano di Villanova Monferrato Federico Martinotti”.

Spumante Metodo Martinotti

Ma in precedenza anche un altro grande di qualche tempo prima, ovvero Giovanni Dalmasso, uno dei maggiori esperti del settore vitivinicolo che l’Italia abbia mai avuto e primo Presidente del Comitato Nazionale per la Tutela delle Denominazioni di Origine dei Vini dal 1964 al 1966, in un articolo apparso sul «Giornale vinicolo italiano» degli Ottavi, trattando dei progressi dell’industria degli spumanti in Italia, scriveva, proprio pochi giorni prima della scomparsa del Martinotti, che spettava a questi “il vanto di aver costruito un primo vero impianto completo per la preparazione rapida degli spumanti naturali, brevettato precisamente nel 1895”. E ancora Paolo Desana, nella sua relazione presentata in occasione del sessantesimo dalla scomparsa, spiegava le motivazioni della soluzione innovativa molto intelligentemente ricercata e precisata dal Martinotti e cioè che il sistema Champenoise applicato al Moscato portava a numerosi inconvenienti in quanto tale vino base, dalle caratteristiche instabili nel processo di rifermentazione in bottiglia, talvolta incorreva in interruzioni premature di tale rifermentazione, altre volte – anzi, si può dire: spesso – la percentuale di rottura delle bottiglie ne rendeva economicamente poco conveniente l’espansione della produzione. Dovendo quindi adottare un sicuro rimedio, il nostro Martinotti realizzò sperimentalmente a Torino e ad Asti un apparecchio per la spumantizzazione dei vini che alle bottiglie sostituiva grandi recipienti in ferro internamente smaltati, apparecchio che fu poi ulteriormente perfezionato ma che l’inventore non sfruttò sotto l’aspetto economico come invece fece il francese Charmat, che lo realizzò e commercializzò a livello industriale.

A seguito quindi di questa circostanziata serie di fatti storici, tecnici e scientifici accompagnati da solide comprove, non ultimo il brevetto depositato a Torino nel 1895, al fine di ottenere finalmente giustizia degli indubbi meriti del nostro grande monferrino ma soprattutto per promozionare, con una dizione tutta indirizzata al Made in Italy, i nostri spumanti di qualità e i nostri strepitosi territori, il Comitato Casale Monferrato Capitale della DOC ripropone a tutti gli spumantisti italiani di indire un’ampia campagna di valorizzazione della italianità e di scrivere quindi tra le indicazioni non obbligatorie dell’etichetta o nella controetichetta: “MARTINOTTI, METODO ITALIANO”, oppure “IL METODO ITALIANO, MARTINOTTI”.

Ma per dare ancora maggior corpo e sostanza all’iniziativa a sostegno e promozione del settore spumantistico italiano, il Comitato Casale Monferrato Capitale della DOC propone ora a livello nazionale, attraverso l’azione concreta e costruttiva del Comitato Nazionale Vini DOC, la costituzione di un “Istituto Nazionale degli Spumanti Italiani di Qualità Metodo Martinotti”, che possa coordinare e creare opportune sinergie tra i più importanti spumanti italiani prodotti con il Metodo del grande villanovese come il Prosecco, il Lambrusco, l’Asti Spumante, il Brachetto Spumante e molte altre produzioni di grande pregio del nostro Paese.

Un viaggio tutto da vivere con i consigli e le dritte dei “locals” che vivono in questo magnifico territorio.

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