Esistono molte vie per conoscere un territorio: studiandone il passato, leggendo opere letterarie che lo riguardano, visitando i luoghi simbolo e dialogando con i suoi abitanti, ma c’è un modo speciale che si basa sui prodotti locali, come nel caso del Monferrato: attraverso il suo rinomato vino.
Davide Lajolo scriveva: “In primavera è il paese dei peschi e dei ciliegi in fiore, d’estate il paese delle lucertole e delle lepri, d’autunno il paese dell’uva, delle vendemmie nere della barbera“.



Nel 2014 in Qatar viene proclamato il 50° sito italiano UNESCO che comprende la Langa del Barolo, il castello di Grinzane Cavour, le colline del Barbaresco, Nizza Monferrato e il Barbera, Canelli e l’Asti Spumante e, last but not least, il Monferrato degli “infernot”.
Il paesaggio a mosaico del Monferrato offre uno spettacolo unico con la sua perfetta fusione di campi, boschi e vigneti; sebbene la produzione vinicola si attesti intorno al 40%, in netto contrasto con le Langhe dove supera il 90%, questa zona vanta radici storiche uniche come l’Ecomuseo della pietra da cantone e i suoi “infernot”, antiche cantine scavate nella pietra risalenti all’Ottocento.
Ma ci sono anche altri esempi che dimostrano lo spirito di creatività della zona: Canelli vanta 4 cantine dedicate alla produzione dello spumante, le prestigiose Cattedrali sotterranee annoverate nel patrimonio UNESCO. Si tratta di estese gallerie scavate più di 150 anni fa, luoghi sacri per il vino che narrano secoli di tradizione oltre a garantire condizioni ambientali ideali: le prime bollicine hanno fatto la loro comparsa tra volte e cunicoli.
Vediamo innanzitutto i vini Docg che interessano tale territorio, vale a dire Alta Langa, Asti, Moscato d’Asti, Barbera d’Asti, Brachetto d’Acqui, Gavi, Ruché di Castagnole Monferrato, Nizza e Terre Alfieri.
Poi ci sono i vini che dispongono sia di Doc che di Docg come Barbera del Monferrato e Barbera del Monferrato Superiore, Dolcetto di Ovada e Ovada.
Infine, i vini Doc, dalle denominazioni più piccole– come Albugnano, Calosso, Cisterna, Gabiano, Loazzolo, Malvasia di Casorzo, Malvasia di Castelnuovo Don Bosco, Strevi e Rubino di Cantavenna – a quelle maggiori: Cortese dell’Alto Monferrato, Dolcetto d’Acqui, Dolcetto d’Asti, Freisa d’Asti, Grignolino d’Asti e Grignolino del Monferrato Casalese.
A breve distanza tra loro si possono esplorare una vasta gamma di sfumature cromatiche, fragranze avvolgenti, diversi tipi di terreno e varietà di vitigni come grignolino, freisa, moscato o barbera…
Il dolcetto, in contrasto, si caratterizza per non essere un vino dolce, si ritiene che il termine possa derivare dalla parola DOSSO-DUSET (collina in dialetto) e viene prodotto anche al di fuori del Monferrato.
Giacomo Bologna ha elevato la barbera, il vino tradizionale del Monferrato, a livelli internazionali con la sua visione innovativa.
Il grignolino poi, un vino rosso scarico con un tocco di spezie pepate, ha conquistato perfino i Savoia.
Alcune delle uve bianche più rinomate includono l’arneis (dal piemontese ARNEIS, un tipo balzano, strano) e più recentemente il Baratuciat, proveniente dalla Val di Susa ma adottato anche in Monferrato, o i grandi aromatici come il moscato per produrre vini dolci eccezionali.





