Rubino e Gabiano le due DOC in miniatura più schive (e affascinanti) del Monferrato

C’è chi brilla sotto i riflettori e chi, invece, preferisce un angolino tranquillo all’ombra di una botte secolare.

In un Piemonte dove la Barbera fa la diva pop e il Barolo posa per le riviste internazionali, ci sono due vini che non alzano la voce, ma parlano con stile: Rubino di Cantavenna DOC e Gabiano DOC.

No, non li trovate all’apericena fighetto in centro, ma se seguite le curve della collina oltre Pontestura, vi portano in un mondo di vino sincero, storie contadine, castelli e nebbie poetiche.

Il Rubino: il vino timido col nome quasi da supereroe “Rubino di Cantavenna” sa di mistero e di prezioso. Ma attenzione: dietro al grazioso nome, c’è un vino che non se la tira affatto, anzi.

È prodotto in comuni minuscoli e fa il modesto con una DOC attiva dal 1970, si tratta di un blend di barbera, freisa e grignolino: barbera dal 75 al 90%, grignolino e freisa, da soli o insieme, fino a un massimo del 25%.

Il disciplinare ci illumina sull’area precisa di produzione: “la zona è costituita dall’intero territorio dei comuni di Gabiano, che comprende la frazione di Cantavenna, di Moncestino e di Villamiroglio, nonché dai territori dell’ex comune di Castel S. Pietro Monferrato, ora incorporato nel territorio del comune di Camino”.

I viticoltori si contano sulle dita di una mano e la produzione è talmente bassa che se inviti 50 amici può finire la DOC!

È un vino “da cortile”, direbbero i vecchi dei paesini del Monferrato, ma se lo bevi con attenzione capisci che sotto quel tono rustico ha un cuore elegante, profondo, quasi letterario.

Ogni casa aveva una botte e una vigna. Chi faceva il vino più limpido offriva la messa di ringraziamento” è un detto contadino che ben si addice al suo racconto.

Il Gabiano: un castello, un labirinto, e un vino che arriva con nobile distacco. Prodotto da secoli attorno al Castello di Gabiano (vero, con tanto di torre, fossato e labirinto di bosso), questo vino ha tutto: genealogia aristocratica, vendemmia selezionata, e pure una DOC ottenuta nel 1983. Da quattro secoli i marchesi Cattaneo Adorno Giustiniani — nobili veri — continuano e ampliano l’attività vinicola, ma il vino qui si fa dal Medio Evo…e oltre al castello scopriremo che solo un’altra cantina produce il Gabiano.

Il Gabiano dev’essere composto da barbera al 90/95% e freisa e grignolino a completare.

Il vino che ne nasce è più timido del Barolo, ma sa restare vivo nel bicchiere per ore. Vini riservati, ma vividi, Gabiano e Rubino non sono lì per fare show o conquistare follower su Instagram, ma hanno tutto il fascino delle cose autentiche, quelle che bisogna scoprire, non semplicemente comprare. Sono vini per chi ha tempo, per chi sa ascoltare.

In sintesi:

Rubino di Cantavenna: collina casalese, tra boschi e orti, un vino rustico, autentico, schivo, perfetto per una cena con amici veri, tavolo di legno, zero filtri.

Gabiano: vigneti aristocratici, fine, nobile, paziente, adatto a una cena elegante con jazz in sottofondo e argenterie lucidate.

In conclusione, la prossima volta che cercate un vino da raccontare, non solo da bere, lasciate stare i soliti noti.

Prendete una curva in più, seguite un cartello verso Cantavenna, o suonate al cancello del Castello di Gabiano: forse troverete una “gemma” nel bicchiere e sicuramente troverete una storia che vale più di mille premi.

Un brindisi quindi al vino che non si mette in mostra, ma resta in mente, come una canzone che ci affascina e resta in testa già al primo ascolto.

La prossima tappa? La prima visita a una cantina di questa piccolissima area e la prima degustazione: attenzione, il vino dirà la sua, ancora prima di essere versato!!

Vi portemo alla cantina Sbarato e al Castello di Gabiano a degustare sia Rubino che Gabiano e poi da Ca’ Ordano per scoprire la loro produzione di Rubino. Seguiteci!

Un viaggio tutto da vivere con i consigli e le dritte dei “locals” che vivono in questo magnifico territorio.

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