La Madonna della Neve di Castell’Alfero

Ci sono alcune iniziative molto lodevoli per favorire la conoscenza del nostro territorio. Certo, solitamente attirano turisti con un’età media superiore ai 94 anni ma non stamo a guarda’ er capezzolo! Pensiamo invece che grazie ad esse (ma anche un po’ al capezzolo, ca va sans dire), ho iniziato ad esplorare le terre emerse ben oltre i confini conosciuti, imparando ad apprezzare sia i luoghi noti e tipicamente turistici del Piemonte ma soprattutto microscopiche realtà che fino a qualche anno fa ignoravo totalmente.

Grazie al “Romanico di Collina“, ad esempio, è possibile visitare ogni prima domenica del mese, da aprile ad ottobre, piccole e grandi chiese romaniche del Monferrato, a volte meravigliosamente affrescate, altre volte nude come mamma muratore le ha fatte, altre volte ancora stravolte nel corso dei secoli per assecondare le voglie baroccamente avide o megalomani del papa o vescovo di turno.

Se nel cuneese e novarese gli affreschi medievali pullulano un po’ ovunque come manco a Rimini ad agosto (ce ne sono addirittura alcuni dove si rappresentano personaggi con la nausea dopo aver visto l’ennesimo affresco), il Monferrato tramanda arte e architettura in maniera più sobria, la medievalità è rappresentata da fieri capitelli decorati, figure amorfe e mattoni di tufo incisi nei secoli dai pellegrini.

Ma tra le colline intorno a Castell’Alfero, c’è la piccola chiesa della Madonna della Neve, risalente già al XII secolo. In effetti non verrebbe da pensare a piste da sci sparse su una collinetta di circa 200 metri d’altezza e invece proprio l’acqua a zero gradi è protagonista della leggenda che avvolge turgidamente questo antico eremo.

Pare che nel IV secolo qui in zona abitassero due nobili, Giovanni e sua moglie che, per privacy, chiameremo Suamoglie. Giovanni però era un patrizio e qui la leggenda si complica perchè inizia una torbida triangolazione tra Giovanni, Patrizio e Suamoglie (di Giovanni ma anche di Patrizio, ovviamente). Dopo anni e anni di tentativi e avvinghiate copulazioni, i tre non hanno ancora dato alla luce un erede, non si sa se più per i mal di testa di Suamoglie (un po’ la capisco) o se più per l’interesse di Patrizio verso Giovanni e viceversa. Fatto sta che il ginecologo fa capire loro che non è il caso di perseverare con questo ‘ndocojocojo traingolare, del resto neanche Renato Zero l’aveva considerato. I nobili, dunque, si rassegnano e decidono di devolvere i propri beni per far costruire una chiesa.

Che poi, a pensarci bene… perché dare tutto alla chiesa quando si può vivere lo stesso e spassarsela anche senza figli? E soprattutto, perché dare tutto alla chiesa invece che ad esempio alla L.I.S.C.S.L.R. (Lega Italiana per la Salvaguardia delle Cimici Schienate che Lottano per Ribaltarsi)? Non lo so. Quello che si sa è che nella notte del 4 agosto, probabilmente un lunedì, la Madonna sveglia Giovanni, Patrizio e Suamoglie per dirgli esattamente il luogo dove avrebbero fatto costruire la chiesa. Ma non poteva dirglielo al mattino magari verso le 9 già colazionati?! Ancora inebetiti per la visione incredibile e per la notte insonne, il mattino dopo i nobili si riversano presso il luogo indicato che trovano incredibilmente ricoperto di neve. È il 4 agosto. Giovanni non fa in tempo a ricordarsi che deve montare le catene che papa IngmarStenmark III, che si trovava in loco per allenarsi in vista del nuovo campionato del mondo di sci, avalla la costruzione della piccola chiesa.

E proprio in agosto, durante un mio primo giro perlustrativo in zona, ho centrato involontariamente una rarissima pernice bianca dell’Himalaya che ha deciso di farla finita attraversando improvvisamente la strada. Una prece. Comunque una volta ripiena, devo dire ottima, a parte un lieve sentore di pneumatico.

Grazie al “Romanico di Collina” la chiesa della Madonna della Neve è visitabile. Semplice nella struttura seppur con un curiosissimo campanile circolare (forse memori del triangolo tra Giovanni, Patrizio e Suamoglie) si è preferito adottare una forma diversa, conserva numerose scritte antiche incise nelle mattonelle e nel tufo malleabile. All’interno diversi affreschi, soprattutto nella lunetta absidale dove un Cristo con un evidente pizzetto non rasato (reduce probabilmente dai bagordi del palio di Asti) fa compagnia ad altri affreschi, tra cui una Crocefissione e un Giudizio Universale, tutti momenti spensierati e gioviali dove si alza volentieri un calice in più per festeggiare le liete novelle.

Dopo una breve lotta a palle di neve consiglio, infine, di salire nel paese di Castell’Alfero. Qui, dato che gli amici si vedono nel momento dei bisogni, presso il castello dei Conti Amico potete rifocillarvi e abbisognarvi nel bar sotto il portico, dotato di bagno amichevole, oppure rilassarvi sulle giostre messe gentilmente a disposizione grazie a i fondi di Giovanni Patrizio e Suamoglie avanzati dalla costruzione della chiesa.

Le altre chiese del percorso romanico in Monferrato:
Chiesa di San Secondo a Cortazzone
Canonica di Santa Maria di Vezzolano
Chiesa Madonna della neve Cocconato
Chiesa dei Santi Nazario e Celsio Montechiaro

Per info:
Comune di Castell’Alfero, piazza Castello 2; telefono 0141 406611
https://www.comune.castellalfero.at.it/it/menu/il-comune

Associazione di promozione sociale
Rete Romanica di Collina

Distanze da: Moncalvo 11 km,  Grazzano Badoglio 14 km, Casorzo 15 km, Cortazzone 18 km, Montemagno 18 km, Cocconato 22 km

Un viaggio tutto da vivere con i consigli e le dritte dei “locals” che vivono in questo magnifico territorio.

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