Sbarato Vini: una cantina di confine

C’è chi apre una cantina per vendere vino, e chi, come Tina Sbarato, fa vino per raccontare una storia e te la racconta con emozione vera.

Siamo a Gabiano, nel cuore di un Monferrato riservato e autentico, dove le vigne si arrampicano sulle pietre da Cantone e il tempo ha un passo diverso. Qui tutto comincia negli anni ’50, con papà Pepito che parte dal nulla, armato di vigna, zappa e ostinazione. Tina cresce con quell’eredità addosso, ma prende la sua strada, dopo qualche tentennamento torna sui suoi passi e si fa una domanda che cambia tutto: “Perché devo lasciar perdere? Il vino è una cosa viva, lo è fin dalla vigna, ad arrivare al bicchiere.”

Con Dino, suo compagno di vita e di cantina, impronta l’azienda su nuovi valori: non più solo bottiglie ma esperienze, e nasce un nuovo modo di fare accoglienza basato sul racconto.

“Chi arriva qui ha fatto almeno 50 km” diceva Pepito. Quindi servono tempo, pazienza, chiacchiere, storie vere. E tra queste storie ci sono due DOC rarissime tra le più piccole del Piemonte: Rubino di Cantavenna e Gabiano, piccoli gioielli del Monferrato che Tina difende e interpreta con carattere. Il Rubino è un blend rustico e sincero (75% Barbera, 25% Freisa e Grignolino), nato da antichi “allungamenti” contadini per domare la Barbera.

Il Gabiano è ancora più raro (solo due produttori: Sbarato e il Castello di Gabiano), con Barbera al 90-95% e il resto Freisa e Grignolino. Poche bottiglie (la produzione è intorno alle 40.000 bottiglie), molta storia.

Ma l’identità di Sbarato Vini non si ferma alla tradizione e troviamo scelte inaspettate. Come bianchi, invece dei soliti Cortese o Chardonnay, Arneis e Viognier: vigne in affitto tra Astigiano e Cuneese, per esplorare vitigni meno battuti. Il Viognier, francese delle valli del Rodano, sorprende in terra piemontese: aromatico, elegante, personale. Poi ci sono i vini-narrazione: “Petrarca”, un blend di barbera e nebbiolo con un nome che promette versi in bottiglia e “Sine Nomine”, una Barbera d’Asti in purezza nata da un’idea dell’artista Ugo Nespolo, amico da sempre: “Chiamalo senza nome, no?”, disse un giorno in spiaggia. E così fu, in latino.

A chiudere il cerchio, un vino dolce che arriva da lontano: “Tortù”, nato dalla conoscenza di giovani viticoltori di Pantelleria. Un Moscato d’Alessandria da vendemmia tardiva, portato al nord in celle refrigerate e appassito in Monferrato. Unione di isole e colline.

Oggi Tina lavora fianco a fianco con il figlio Andrea, enologo e produttore, con una visione: insieme portano avanti un’idea di vino sincero, senza mode forzate, attenti alla qualità più che all’etichetta trendy.

Perché il vino, qui, è ancora una questione viva. Di terra, di famiglia, di tempo.

Come vorrebbero vedere il futuro? Con Gabiano e Rubino che camminano sulle loro gambe!

E ora divertiamoci con gli assaggi e le note degustative:

Rubino di Cantavenna 2021

Barbera 75%, freisa e grignolino 25%, un anno di invecchiamento di cui sei mesi in barrique.

Il colore? È lui che spiega il nome.

Al naso un attacco floreale di viola, poi scivola su note di amarena, ciliegia e prugna con una certa intensità.

In bocca pieno, equilibrato, persistente, un vino ancora giovane, pronto sì ma con possibilità di attesa.

Barbera, Grignolino e Freisa vengono già coltivati in vigna in modo da avere già il blend pronto: la freisa dà qualche nota erbacea e grandi profumi, il grignolino finezza ed eleganza, la barbera regala colore, potenza e pienezza in bocca.

Un vino che sa stare a tavola: antipasti della tradizione, fritto misto alla piemontese, salumi sotto grasso e stagionati, formaggi di media stagionatura, agnolotti al sugo d‘arrosto.

Gabiano 2023

Barbera 85% e grignolino e freisa a completare.

Affinamento in botti di diversa età.

Rosso porpora vivido.

Note di ciliegia e frutti di bosco, sottese sfumature di spezie dolci e cacao.

Avvolgente, tannini più setosi e una bella freschezza grazie all’acidità della barbera.

Necessità di tempo per dare il meglio di sé ma si sente che la stoffa non manca.

Risotto e piatti a base di tartufo, formaggi stagionati, secondi di selvaggina e brasati.

Questi sono i due re di queste colline, ora sta a voi andare in cantina e provare anche le altre chicche, dal grignolino al Ruchè di Castagnole Monferrato ai bianchi… farete un salto in una storia che profuma di mosto, di tenacia e di dialoghi. Qui si beve, si ascolta, si respira. E quando si esce, si porta via non solo una bottiglia, ma anche un ricordo che riemergerà potente quando aprirete questi vini tra le mura di casa.

Un viaggio tutto da vivere con i consigli e le dritte dei “locals” che vivono in questo magnifico territorio.

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