CASA FRANCIA Cella Monte

Gian Giacomo Francia, illustre monferrino, uno storico personaggio da riscoprire

Arrivati a Cella Monte, uno dei borghi più visitati del Monferrato, s’incontrano subito tracce del suo illustre cittadino, Gian Giacomo Francia (1773-1858).

La grande casa dei Francia di Celle è stata protagonista d’importanti festival musicali negli ultimi decenni. Sulla piazza di Cella Monte un pozzo è affrescato con lo stemma della famiglia, con tre gigli sotto una corona, la stessa arma gentilizia che ritroviamo, in bronzo, nel sepolcro monumentale del cimitero.

Gian Giacomo Francia e la seconda moglie Candida. Ritratto di Ivaldi. 1850
Gian Giacomo Francia e la seconda moglie Candida. Ritratto di Ivaldi. 1850

Quest’anno il borgo lo ricorda nel 250° anniversario della nascita. Gian Giacomo, infatti, nacque – come egli scrisse nella sua Autobiografia, ristampata nel 1973 a cura dell’Associazione degli ex Allievi del Liceo Cesare Balbo di Casale Monferrato – l’8 aprile 1773. Seguì corsi di retorica, di filosofia, geografia, musica e anche corsi di ballo, di scherma, di equitazione per frequentare poi i corsi universitari presso il Regio Collegio di Torino. Si laureò in legge a Torino il 24 arile 1795 e partecipò a riunioni filofrancesi repubblicane trovandosi immischiato nelle rivolte del 1796. Suo padre, Pietro Giorgio Francia, lo fece partire per Novi, dove fu festeggiato quale rifugiato politico. Nel 1797, Francia fu tra i volontari a Genova contro i realisti combattendo al forte San Benigno e alle Tenaglie. Nel 1798 rientrò a Casale per il Regio rescritto ottenutogli dal padre, ma diventò un soggetto sorvegliato speciale da parte delle autorità. In quell’anno, alla reazione armata delle nazioni europee, l’esercito francese invadeva la Liguria e il Piemonte: re Carlo Emanuele IV lasciava Torino per andare a Parma e poi in Sardegna. Al passaggio da Casale, dove pernottava l’11 dicembre 1798 nella casa del marchese Grisella, il re era salutato, ma anche deriso dai cittadini; fra questi c’era Gian Giacomo Francia, con il rivoluzionario berretto frigio. Con l’occupazione francese da parte delle truppe del generale Vigne, fu piantato nella piazza grande l’Albero della Libertà e Gian Giacomo scriveva il testo dell’inno a quest’albero, depositario di così tante speranze.

Il cittadino Francia era subito chiamato a importanti incarichi e come Commissario Governativo svolgeva particolari e delicati contatti per favorire rapporti economici fra Genova e il Piemonte. E fu appunto in questo periodo che a Genova conobbe Maddalena Beroldi, giovane orfana, chiamata affettuosamente “Manin”, che sposava nel giugno 1799, ma della quale doveva restare vedovo ben presto.

Un volumoe della biblioteca di Gian Giacomo Francia

Il 21 giugno 1799, ritornato in Piemonte, Francia fu arrestato dagli austro-russi del generale Aleksandr Vasil’evič Suvorov, che avevano sconfitto l’esercito rivoluzionario senza combattere, liberando il Piemonte nel periodo in cui Napoleone era impegnato in Egitto. Le truppe francesi furono costrette a ritirarsi dal Piemonte e dall’Italia, lasciando le fortezze di Casale Monferrato e Valenza e, dopo avere aperto la strada per Torino, che fu conquistata già a maggio senza combattere (grazie al sostegno dei residenti locali e della Guardia Nazionale del Piemonte). Il 23 giugno 1799, Francia con altri giacobini fu trasferito in carcere a Torino. In settembre, in seguito a tali sfortunati eventi morì la moglie Maddalena Beroldi, mentre il 10 ottobre mancava anche il padre. I prigionieri furono trasferiti a Vigevano e poi ad Alessandria, quindi ad Acqui e di nuovo ad Alessandria. La vittoria di Napoleone a Marengo, il 14 giugno 1800, permise la liberazione di Francia. Già il 20 giugno Gian Giacomo era a Cella e alcuni giorni dopo fu eletto Membro della Consulta del Governo Piemontese con il grado di Segretario, con il conterraneo barone Ferdinando dal Pozzo di Castellino e San Vincenzo. Il 2 ottobre 1801 fu nominato Sottoprefetto di Moncalvo. Nel 1802 Segretario Generale del Dipartimento della Sesia, dove, a Vercelli, sposò Candida Zapelloni. Il Piemonte, sotto Napoleone, diventò parte dell’Impero.

La carriera di Gian Giacomo nell’Italia napoleonica prendeva il volo: il 15 agosto 1809 Procuratore Imperiale a Spoleto, capoluogo del Dipartimento del Trasimeno. Nel 1812 Barone dell’Impero. Eletto membro del Corpo legislativo del Collegio di Vercelli, fu a Parigi nel 1806. Consigliere della Corte Imperiale a Genova dove rimase fino al 1814. Alla Restaurazione, cioè dal ritorno dei Savoia a Torino fino ai moti del 1821, visse appartato a Cella, quando il 4 aprile del 1821 fu nominato Capo Politico della città di Casale e provincia. Nel 1822 fu Sindaco di Cella, dove si prodigò per aprire la strada consortile Cella-Rosignano-San Giorgio incontrando difficoltà notevoli ma con piena riuscita. Nel 1822 scrisse la Relazione statistica del Comune di Cella.

ATTO DI BATTESIMO DI FRANCIA. ARCHIVIO STORICO DELLA PARROCCHIA DEI SANTI QUIRICO E GIULITTA
ATTO DI BATTESIMO DI FRANCIA. ARCHIVIO STORICO DELLA PARROCCHIA DEI SANTI QUIRICO E GIULITTA

Dal 1824 al 1829 Luogotenente Giudice di Casale e mandamento. Decurione di seconda classe di Casale nel 1836 e Sindaco di Casale nel 1851. Consigliere di Corte d’Appello e Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. Nel 1856 Presidente della Società Accademica Filarmonica di Casale. Morì il 5 novembre 1858, dopo aver dato alle stampe opere erudite, sulla questione della lingua italiana, la traduzione italiana delle Satire di Persio e la biografia del teologo Evasio Leoni.

CASA FRANCIA Cella Monte
Casa Francia a Cella Monte

Gian Giacomo Francia è un personaggio da riscoprire, con un carteggio inedito da valorizzare. I suoi discendenti sono pronti a ricordarlo nella nativa Cella Monte. Un’occasione da non perdere.

Un viaggio tutto da vivere con i consigli e le dritte dei “locals” che vivono in questo magnifico territorio.

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