Colline a Cascina Valtignosa Marenco Vini

I vini dell’Alto Monferrato

Tra le colline del Monferrato, la viticoltura gioca un ruolo fondamentale nella cultura e nell’economia del territorio, soprattutto negli ultimi anni. Del resto questi paesaggi vitivinicoli sono stati riconosciuti (solo) nel 2014 come Patrimonio dell’Umanità Unesco, proprio per la loro bellezza, ma anche per una tradizione enologica molto antica, legata alla coltura della vite e a una vera e propria cultura del vino, profondamente radicata nella storia di queste comunità.

Vi raccontiamo oggi dell’Alto Monferrato, un territorio compreso tra le province di Asti e Alessandria, e al confine con la Liguria che, con la sua aria di mare, ne influenza clima, profumi e sapori.

In queste zone considerate “di passaggio” da una regione all’altra, si trovano anche terreni di diversa natura: terre bianche, ricche di calcare e che danno vita a vini di grande eleganza, terre rosse, che esaltano il corpo e il colore dei vini, e terre più sabbiose in grado di donare leggerezza e fragranza.

Tutte queste caratteristiche sono il terroir perfetto per ottenere i vini tipici dell’Alto Monferrato e, in modo particolare, del Monferrato acquese. Il più famoso, il Brachetto d’Acqui DOCG, ma anche il Cortese di Gavi DOCG, il Dolcetto di Ovada DOCG e il più leggero Dolcetto d’Acqui DOC, la Barbera d’Asti DOCG il Moscato d’Asti DOCG.

Brachetto d’Acqui DOCG, il vino rosso dolce simbolo di Acqui Terme

Il vino Brachetto d’Acqui DOCG è un vino rosso dolce, simbolo della città della Bollente. Dall’aroma floreale e fruttato, di colore rosso rubino chiaro, il Brachetto d’Acqui ha un sapore elegante, delicato e morbido.

Si tratta di un vino moderatamente alcolico e zuccherino, che non ama l’invecchiamento: per questo è consigliato il consumo entro i due anni dalla vinificazione. Molto apprezzato come vino da dolce, si consuma spesso con le fragole o le pesche, abbinato a dolci tipici della cucina monferrina come bonèt, pesche ripiene, amaretti morbidi.

Il Brachetto d’Acqui DOCG è prodotto con uva Brachetto dal 97% al 100%, la cui zona di produzione si estende su 26 comuni di cui 8 in provincia di Alessandria e 18 in provincia di Asti.

Esistono tre tipologie di Brachetto d’Acqui, il cui riconoscimento ufficiale è avvenuto nel 1996 grazie al Consorzio di Tutela Vini D’Acqui:

  1. Il vino rosso, detto anche “tappo raso”, dal sapore dolce, morbido e delicato;
  2. Brachetto d’Acqui Spumante, con una spuma fine, aromatico e intenso,
  3. il Brachetto d’Acqui Passito: ottenuto dall’uva Brachetto tenuta ad appassire fino a 6 mesi e poi affinato in botti di legno per due anni.
Uva Brachetto D'Acqui Marenco Vini
Uva Brachetto D’Acqui Marenco Vini

Nota di merito per l’Acqui DOCG Rosè Brut, ottenuto da uva Brachetto 100%, il cui mosto viene separato dalle bucce dopo poche ore, per impedire la traslocazione del colore rosso dalle bucce al pigiato. Fermentato in autoclave con metodo Martinotti, per ottenere uno spumante di colore rosa cipria, al profumo di rosa, leggermente aromatico, fresco e morbido, con un retrogusto di frutti rossi. Ottimo come aperitivo, con i formaggi, con le ostriche.

Acqui Rosè Brut docg Enoteca Regionale Acqui Terme e Vino
Acqui Rosè Brut docg Enoteca Regionale Acqui Terme e Vino

Vi consigliamo, per conoscere tutte queste varietà di Brachetto nelle loro sfumature e abbinamenti, una degustazione guidata all’Enoteca Regionale Acqui Terme e Vino.

Il Dolcetto d’Acqui e di Ovada

Tra i vini rossi tipici dell’Alto Monferrato, troviamo il Dolcetto. Un vitigno autoctono, la cui uva ha un’alta concentrazione zuccherina, tanto che un tempo era molto apprezzata come uva da tavola.

Il vino Dolcetto è di colore rosso rubino intenso, con sfumature violacee. Un vino versatile, solitamente bevuto giovane, dal sapore morbido, asciutto e leggermente mandorlato.

Il Dolcetto, nel Monferrato, è coltivato nelle provincie di Asti e Alessandria. Ed è in quest’ultima che troviamo il Dolcetto d’Acqui DOC e il più famoso Dolcetto di Ovada DOC. La zona di produzione del Dolcetto D’Acqui comprende, oltre ad Acqui Terme, Alice Bel Colle, Ricaldone, Cassine, Strevi, Rivalta Bormida, Castelnuovo Bormida, Sezzadio, Terzo, Bistagno, Ponti, Castelletto d’Erro, Denice, Montechiaro, Spigno Monferrato, Cartosio, Ponzone, Morbello, Grognardo, Cavatore, Melasso, Visone, Orsara Bormida.

La zona di produzione del Dolcetto d’Ovada, invece, copre (oltre ad Ovada), Belforte Monferrato, Bosio, Capriata d’Orba, Carpeneto, Casaleggio Boiro, Cassinelle, Castelletto d’Orba, Cremolino, Lerma, Molare, Montaldeo, Montaldo Bormida, Mornese, Morsasco, Parodi Ligure, Prasco, Rocca Grimalda, San Cristoforo, Silvano d’Orba, Tagliolo Monferrato e Trisobbio.

Entrambi i vini sono adatti a tutto pasto, anche come aperitivo abbinato a formaggi e salumi tipici del territorio come il filetto baciato o il salame cotto.

La Barbera d’Asti nell’Alto Monferrato

Il vino Barbera, tra i più famosi vini rossi del Piemonte, nel Monferrato viene prodotto in 250 paesi tra Alto e Basso Monferrato, nelle provincie di Asti e Alessandria. Il vitigno Barbera autoctono è il più diffuso in Piemonte e nel Monferrato, la cui vendemmia avviene solitamente nella seconda metà di settembre.

La Barbera d’Asti, che ha ricevuto la DOCG nel 1970, è ottenuta dal 90% di uve Barbera e un restante 10% di altre uve a bacca nera non aromatiche, purché siano provenienti dalla Regione Piemonte. Nonostante la denominazione possa far pensare solo alla produzione nel Monferrato astigiano, la Barbera d’Asti DOCG è prodotta anche nel Monferrato alessandrino, fino al territorio dell’acquese, comprendendo Acqui Terme, Alice Bel Colle, Bistagno, Cassine e Strevi.

La Barbera d’Asti può essere vinificata in diverse tipologie:

1. Barbera d’Asti DOCG, che prevede l’affinamento per un periodo minimo di 4 mesi;

2. Barbera d’Asti Superiore DOCG, che prevede un invecchiamento di minimo 14 mesi, di cui 6 in botte di legno.

Gli abbinamenti migliori con questo vino sono i piatti simbolo della cucina monferrina: bagna cauda, vassoi di gran bollito misto, agnolotti, e arrosti.

Il Cortese di Gavi DOCG e Cortese dell’Alto Monferrato DOC

Tra i vini bianchi del Monferrato e, in modo particolare, dell’Alto Monferrato, spicca il Cortese. Un vino di colore giallo paglierino, fino a tendere al dorato, secco e fresco, dal profumo fruttato.

Il Gavi, o Cortese di Gavi, ha ottenuto la DOCG nel 1998, prodotto da vitigno autoctono a bacca bianca nel sud di Alessandria, sulle colline che collegano Ovada, Acqui Terme, Nizza Monferrato.

Sempre con l’uva Cortese si ottiene il Cortese dell’Alto Monferrato DOC, prodotto in vari comuni della provincia di Asti e Alessandria. Il suo colore è di giallo più chiaro, quasi tendente al verdolino, dal sapore fresco e delicato.

Il Cortese è un vino ideale come aperitivo, ma si sposa molto bene con antipasti, risotti, carni bianche e pesce.

Moscato d’Asti DOCG

Il Moscato d’Asti è forse uno dei più famosi vini bianchi del Monferrato, del Piemonte e d’Italia. Prodotto da vitigno Moscato bianco in 51 comuni tra le provincie di Asti, Alessandria e Cuneo, ha ottenuto il riconoscimento DOCG solo nel 1993.

Moscato d’Asti Degustazione

Dall’uva Moscato, oltre al Moscato d’Asti DOCG, si ottengono:

1. L’Asti Spumante, il cui processo di spumantizzazione avviene o con il metodo Martinotti, in autoclave, o con il metodo classico, basato sul principio della rifermentazione in bottiglia.

2. Il Moscato Passito di Strevi DOC, ottenuto da uva Moscato messa ad appassire sui graticci per 2 mesi, per poi affinare 2 anni in botti di legno. È entrato a far parte dell’elenco dei Presidi Slow Food nei primi anni 2000.

Moscato Passito Marenco Vini

Il Moscato d’Asti DOCG, in confronto agli altri vini nominati prima e all’Asti Spumante, ha una gradazione alcolica che non deve superare il 5% vol., e un perlage fine e persistente. Questo lo rende un perfetto vino da dessert, da gustare giovane, a una temperatura di 9-10°.

Dolce ma non stucchevole, fresco e fruttato, il Moscato d’Asti è ottimo per accompagnare dolci classici della tradizione monferrina, come la torta di nocciole del Monferrato.

Un viaggio tutto da vivere con i consigli e le dritte dei “locals” che vivono in questo magnifico territorio.

Altre storie
asparagi
La carbonara del Monferrato